SERVIZI DI PSICOLOGIA


  • Psicoterapia individuale ad orientamento psicosomatico
  • psicoterapia di gruppo
  • consulenze di coppia
  • corsi di medicina psicosomatica
  • corsi di yoga nidra
  • corsi di arteterapia
  • corsi di tecniche di rilassamento
  • consulenze e corsi online



Viviamo nel mondo dei social, dei “mi piace”, delle comunicazioni veloci e superficiali, dove la conoscenza e gli scambi umani sono ridotti e frammentati; eppure, il grande successo della tecnologia a distanza dimostra quanto sia profondamente sentito il bisogno di essere ascoltati e di dare riconoscimento alle proprie emozioni e ai propri pensieri.

Sentire che la nostra esperienza, il nostro vissuto, le nostre gioie e i nostri dolori sono oggetto di ascolto e di attenzione da parte di qualcuno che ci accoglie e capisce rappresenta la cura più efficace contro le inevitabili crisi esistenziali che costellano il nostro percorso evolutivo.

La malattia, sia quella fisica che psichica, può diventare allora uno strumento preziosissimo e insostituibile per consentire quel salto interpretativo e di visione che ci porterà a conquistare un livello di salute ottimale e più stabile. Spesso, infatti, confrontarsi con un esperto che sa cogliere il senso più profondo degli eventi che ci capitano e che sa ascoltare senza giudicare favorisce il naturale ripristino del nostro equilibrio interiore, condizione essenziale per aprirci alla bellezza e alla semplicità della vita.

“Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’ arte”. (J.W. Goethe)



Che cos'è la PSICOSOMATICA


Due sono le accezioni della parola "psicosomatica".

In senso ristretto, con questo termine si intende quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica o un difetto funzionale, sono riconducibili ad un'origine psicologica.

In un'accezione più ampia, invece, la psicosomatica rimanda ad una visione olistica che considera l'uomo un'unità in cui la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio.

La medicina psicosomatica è quindi sinonimo, in questa seconda e più esatta accezione, di medicina totale, di " comprehensive medicine", come è in uso nella letteratura americana.

La Psicosomatica è, in sostanza, l'arte e la scienza di curare l'essere umano come totalità.

Il suo scopo è favorire lo sviluppo di una nuova e differente consapevolezza della vita e della malattia. Il sintomo diventa così uno strumento di crescita, la malattia un'esperienza necessaria all'evoluzione, il disturbo fisico un simbolo che apre la strada a nuovi significati esistenziali, riavvicinando l'essere umano a sé stesso e riportandolo sul proprio cammino evolutivo.

Una forma depressiva diventa allora una crisi che vuole farci rinascere, l'ansia la vita che cerca spazio per emergere, l'attacco di panico l'energia vitale che prorompe, la psoriasi la corazza delle emozioni bloccate, l'asma la paura di perdere gli affetti, l'aritmia cardiaca segnala il bisogno di vivere ad un ritmo diverso e la colite la necessità di liberarsi dai pensieri sporchi.

La malattia si configura quindi come  manifestazione simbolica di un disagio del nostro sé: i simboli, le metafore e le analogie sono le chiavi di lettura per comprendere l'origine del disagio stesso, anche nelle più complesse situazioni patologiche.

Salute ed evoluzione, infatti, sono due aspetti della stessa realtà: la stessa fonte vitale che genera la malattia quando viene negata, può espandersi con gioia nella vita e nella coscienza quando viene accolta  e riconosciuta.

In questa prospettiva, il sintomo di cui il paziente soffre non è mai davvero il suo problema, ma il segnale di quel problema.  La malattia costituisce perciò una risorsa da utilizzare, una preziosa alleata della nostra naturale tendenza ad evolvere.

Occorre pertanto superare la lettura riduzionista che vede il sintomo solo come un ostacolo da abbattere sulla via della guarigione ma riconoscere che la malattia è un fatto essenziale e ineliminabile della nostra vita: essa rappresenta un momento flessibile in cui la salute può ridisegnarsi verso un nuovo equilibrio.





Che cos'è lo STRESS


Lo stress è uno stato di maggiore attivazione dell’organismo rispetto alla norma, come risposta di adattamento a situazioni e contesti percepiti come problematici o pericolosi. Lo stress può essere acuto o cronico, e il suo perdurare nel tempo può portare a sintomi psicofisici e predisporre all’insorgenza di alcune malattie, tra cui in particolare quelle gastroenteriche e cardiovascolari.

Benché esista uno stato di stress naturale causato dalla minaccia, per esempio, di una grave malattia, la maggior parte delle fonti di stress “patologico” sono: la paura del giudizio; il timore di non farcela e che le cose vadano male; la paura degli imprevisti, che aumenta il già presente bisogno di ipercontrollo. Sullo sfondo, il fantasma di un disastro economico, di una separazione, di una perdita.

I sintomi psicofisici che accompagnano in genere uno stato di stress sono: ansia, attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, tic, tensione muscolare, cefalea, gastrite, ipertensione, colite, dermatite, stanchezza cronica.

Le sorgenti di stress sono così numerose e variegate da richiedere soluzioni specifiche. Tuttavia, un primo e valido aiuto, in tutte le circostanze, può venire dalla capacità di riconoscere che siamo stressati. In una vita frenetica come quella odierna non siamo infatti abituati ad ascoltarci e, spesso, dobbiamo aspettare sintomi talvolta anche seri per cominciare a pensare un po’ di più a noi stessi.

Il rilassamento, favorito da tecniche specifiche come lo yoga o la distensione immaginativa, potrebbe aiutare a focalizzare la situazione e iniziare un percorso utile ad uscire dallo stress.



Cosa sono le DIPENDENZE


La dipendenza consiste in un rapporto distorto con un’altra persona, con un’attività, oppure con un luogo o una cosa. Il rapporto di dipendenza, soprattutto se intenso e radicato, nel tempo può produrre modificazioni dell’umore e incidere sulle relazioni interpersonali, producendo patologie psicosomatiche tra cui ansia, stress, insonnia, attacchi di panico e depressione.

Il ventaglio delle dipendenze è ampio, e si suddivide tra dipendenze comportamentali e dipendenze collegate al consumo o all’abuso di determinate sostanze. Tra le prime rientrano le dipendenze affettive, le dipendenze sessuali, quelle da lavoro, shopping, gioco d’azzardo, e le più moderne dipendenze da “overdose” televisiva, videogiochi, internet, comunicazione via cellulare, social o e-mail. Al gruppo delle dipende comportamentali appartiene anche la tendenza maniacale a consultare maghi e cartomanti prima di affrontare anche la decisione più banale.

Le dipendenze da sostanze spaziano invece dal fumo all’alcol, dal caffè al cibo, che, se consumato in maniera abnorme e compulsiva, dà luogo ad una specifica patologia nota col nome di bulimia. Esistono poi le dipendenze da droghe e stupefacenti (tran cui eroina, cocaina, cannabis, ecstasy, anfetamine, e allucinogeni), diffuse soprattutto nel mondo giovanile, e infine le dipendenze da psicofarmaci.

La dipendenza avvelena e impoverisce la nostra esistenza fino a diventarne la padrona assoluta. Si manifesta in genere in due fasi: la sensazione di astinenza, che compare quando si è costretti a fare a meno di un certo comportamento o di una certa sostanza; il cosiddetto “craving”, cioè quell’irrefrenabile desiderio di soddisfare a tutti i costi il bisogno che è alla base della dipendenza. In molti casi la sequenza si conclude con l’emersione di sentimenti di vergogna e sensi di colpa.

Tra le cause scatenanti di una dipendenza c’è prima di tutto una profonda insicurezza, che spinge a cercare appigli al di fuori di noi stessi, e un eccesso di pensiero che comporta un’inutile dispersione di energia e un continuo “girare a vuoto” tra ansie e aspettative.

La terapia va scelta sulla base della specificità del disagio e dovrà puntare ad aumentare i livelli di consapevolezza e a fortificare la centratura sul qui ed ora. Utili tutte le tecniche espressivo-creative delle emozioni e anche l’apprendimento di metodi di concentrazione e meditazione.



L'elaborazione del LUTTO

Il lutto è lo stato psicologico che consegue alla perdita di qualcosa o qualcuno che è stato parte integrante della nostra vita. Sebbene il lutto per antonomasia sia la morte di una persona cara, altri eventi possono produrlo: una separazione di coppia, un’obbligata lontananza geografica, l’abbandono di un luogo significativo, il venir meno di un progetto o di un’aspettativa, la perdita di un ruolo che dava “identità” (per esempio un licenziamento) o dell’immagine sociale.

La persona, fortemente identificata nell’”oggetto” perduto, può uscire dal lutto solo attraverso un’elaborazione psichica (Freud lo chiamava “lavoro del lutto”) che avviene in genere in tre fasi: il diniego, cioè il rifiuto che l’evento sia accaduto; l’accettazione, in cui la perdita viene ammessa a sé stessi; il distacco, con la ripresa del vivere e l’incontro con nuove realtà.

In questi casi non bisogna reprimere i sentimenti: meglio sfogare le emozioni, anche se possono assumere una forma intensa come il pianto, le grida, la ricerca di un contatto fisico con altre persone.

Il dolore che il lutto porta inevitabilmente con sé non è un fatto patologico: è un evento naturale e va riconosciuto per quello che è, e, poco alla volta, integrato nell’esistenza quotidiana.

La durata di questa fase è variabile e può essere utile farsi aiutare da uno psicologo o psicologa che faciliti l’elaborazione della perdita.



I DISORDINI ALIMENTARI

Il cibo, sinonimo di alimento e nutrimento, indica tutto ciò che si mangia per soddisfare un bisogno non solo fisiologico, ma anche psicologico. All’origine della fame, infatti, non ci sono solo motivazioni di tipo organico (riduzione ed esaurimento delle sostanze nutritive dell’organismo e necessità di reintegrarle ai fini della sopravvivenza), ma anche di natura psichica, in quanto il cibo viene spesso vissuto come alternativa a un piacere mancante. Non a caso, molte delle disfunzioni alimentari oggi conosciute traggono origine da un rapporto distorto con il cibo che, a seconda della patologia, può essere ricercato in modo abnorme e compulsivo, come nella bulimia e negli attacchi di fame nervosa, che hanno come conseguenza sovrappeso e obesità, oppure totalmente rifiutato, come nell’anoressia.

Le diete non servono a molto, se non sono accompagnate da una trasformazione radicale delle abitudini e dell’atteggiamento che abbiamo nei confronti del godimento della vita.

Esse assomigliano a buoni propositi che ci mettono ancora più in gabbia e ci costringono a seguire imposizioni che finiscono con lo schiacciare i nostri desideri, la nostra voglia di vivere, l’espressione naturale della nostra personalità.

Il cibo è una fonte di piacere, ma per esserlo veramente non può essere considerato un succedaneo dell’eros e della creatività che non viviamo.

Nei percorsi terapeutici volti al superamento di un disturbo alimentare è sempre perciò consigliabile affiancare alla dieta medica un programma psicologico che riscopra e valorizzi le risorse creative della persona. Ottimi i corsi di arteterapia, tenere un diario e coltivare le proprie passioni.


Spesso dietro i più comuni malesseri psicofisici si annida la dimenticanza del proprio valore, la perdita di senso del proprio ruolo sociale, familiare e lavorativo, la progressiva sottovalutazione della propria unicità.

In questi casi, la psicologia può aiutare a riscoprire i propri talenti, favorendone la completa realizzazione.

Riabituarsi ad esprimere creativamente emozioni e desideri permette di accedere a dimensioni coscienziali più alte e a sbloccare il potenziale di risorse che risiede in noi.

In particolare, la scienza psicosomatica aiuta a trasformare un disagio in un’opportunità per liberarsi da vecchi schemi mentali e ritrovare la naturale gioia di vivere.

Quando avvertiamo di essere in una condizione di stallo o vediamo il ripetersi sistematico di situazioni fallimentari, decidere di intraprendere un percorso psicologico è un atto di responsabilità verso se stessi che ripaga presto dello sforzo iniziale di essersi messi in gioco per migliorare la qualità della propria vita.

“La felicità non dipende dagli avvenimenti esterni, ma dalla maniera con cui li consideriamo”. (L. Tolstoi)