Pubblicazioni

C. Carloni, Sotto un albero Kadamba, 2016

“Il libro contiene quattro raccolte di poesie scritte con uno stile anticonvenzionale dai toni lirici e brillanti: Allegro Non Troppo, Le poesie dell’impiegato, Come la Luna, Sotto un albero Kadamba.
Le poesie dell’autrice riflettono tutte le sfumature delle emozioni più commoventi e profonde e rimandano il lettore ad un mondo dove è possibile trovare gioia, divertimento e speranza anche in mezzo alle tempeste della vita.” Recensione giuria premio internazionale G.G.Belli , 1° classificato con “Allegro Non Troppo”, Roma, Campidoglio,1998

C. Carloni, Psicologia & Yoga, 2015

Il testo tratta argomenti di psicologia e attualità rivisitati alla luce delle antiche scritture vediche: dipendenze, sindromi da high teach, medicina psicosomatica, arte dell’ascolto, meditazione ecc. Vengono analizzate le differenze e le complementarietà tra il modello culturale occidentale e il sistema di pensiero del’India antica.

C. Carloni, Fondamenti di psicosomatica, 2014

Il termine “psicosomatica” richiama all’unità mente-corpo. In una visione olistica del mondo e dell’essere umano non si distingue più il sintomo fisico dalle dinamiche interiori che lo hanno portato a manifestarsi e l’interpretazione simbolica della malattia diventa un appassionante viaggio alla scoperta di sé e alla comprensione del perché di una malattia o di un disturbo.Il disagio interiore, le fasi di crisi richiamano a una correzione del percorso che non è più adeguato per consentire alla persona la realizzazione di sé e quindi la felicità e la salute; è richiesto dunque un cambiamento, un rinnovamento che non sempre la persona è disposta a riconoscere e attuare. La capacità di nuovi adattamenti e mutamenti nella vita è fondamentale, irrigidirsi in vecchie posizioni e comportamenti quando non sono più adatti alla realtà che ci troviamo a vivere, conduce a problemi più gravi rispetto alle difficoltà che potremmo incontrare lasciandoci andare per aprirci al nuovo con tutte le sue possibilità di crescita e rinnovamento.Quando contrastiamo questo normale processo della vita, la vita stessa ci viene in aiuto mostrandoci, attraverso il sintomo, la malattia, l’errore da correggere.Dunque la capacità di trasferire il linguaggio simbolico del corpo in modelli che ne consentano una chiara comprensione è l’obiettivo della psicosomatica.

C. Carloni, La via dei Maestri, 2017

Ci sono molte vie attraverso le quali Dio si manifesta agli uomini per indicare loro la strada per raggiungerLo.
L’undicesimo Canto dello Srimad Bhagavatam, un importante testo della letteratura indovedica, indica molti modi per accedere al vero sapere e ben ventiquattro tipi di maestri che possono insegnare la via della trascendenza e della felicità.
All’inizio della sezione chiamata Uddhava-gita, Uddhava, devoto e cugino di Krishna, s’incontra con Lui poco prima della Sua partenza da questo mondo per chiederGli istruzioni spirituali,
Shri Krishna spiega ad Uddhava che il loro antenato, il re Yadu, conosceva un giovane avadhuta, un rinunciato senza fissa dimora che aveva lasciato tutte le sue proprietà e le sue responsabilità materiali. Yadu notò che questo giovane aveva un aspetto sereno e gioioso benché non avesse alcuna delle consuete comodità della vita. E allora gli chiese come facesse ad essere così felice. L’avadhuta rispose che era stato abbastanza fortunato da avere avuto molti maestri, i quali gli avevano indicato il cammino da percorrere:
“O re, ho preso rifugio in ventiquattro guru, che sono i seguenti: la terra, l’aria, lo spazio, l’acqua, il fuoco, la luna, il sole, il piccione e il pitone; il mare, la falena, l’ape mellifera, l’elefante e il ladro di miele; il cervo, il pesce, la prostituta Pingala, l’uccello kurara e il bambino; la ragazza, il fabbricante di frecce, il serpente, il ragno e la vespa. Mio caro re, studiando le loro attività ho appreso la scienza del Sé”. (Srimad-Bhagavatam XI.7.35).
E queste sono le lezioni che ognuno di questi guru impartì al giovane avadhuta.

C. Carloni, LA TERAPIA DELLA FELICITA’: una ricerca sondaggio sui benefici della meditazione con il MAHAMANTRA, 2017

Il libro presenta una ricerca sondaggio sui benefici della meditazione con il Mahamantra Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare.
In particolare, descrive ed analizza il comportamento di un campione di praticanti italiani.
Presentato il 22 novembre 2017 presso la sala conferenze dell’Ordine degli psicologi del Lazio, lo studio dimostra l’importanza di elevare la coscienza attraverso un’adeguata e continua disciplina spirituale che, oltre a donare lucidità, concentrazione e armonia psichica, mantiene e favorisce la salute generale dell’individuo.
La parola Mantra è un sostantivo maschile sanscrito che significa “veicolo o strumento del pensiero”. Può corrispondere ad un verso dei Veda, ad una formula sacra indirizzata ad un essere celeste, ad una preghiera, ad un canto sacro o a una pratica meditativa.
Un’etimologia tradizionale fa invece derivare il termine mantra dal verbo “man”, (pensare), collegato al sanscrito “tra” (che protegge), con il significato di “pensiero che offre protezione”.
Essendo tradizionalmente considerati come non composti da esseri umani, bensì trasmessi ai saggi cantori in epoche storicamente lontane, i versi dei Veda furono considerati dalle tradizioni induiste come mantra “increati” ed “eterni” che mostravano la vera natura del cosmo.
I testi risalenti alla fine del secondo millennio a.C. e inerenti al Samaveda affermano che l’importanza di questi mantra non risiedeva solo nel loro significato quanto anche nella loro sonorità.
Un mantra può essere recitato ad alta voce, sussurrato o anche solo enunciato mentalmente, nel silenzio della meditazione, ma sempre con la corretta intonazione.
L’atto di enunciare un mantra è detto uccara; la sua ripetizione rituale va sotto il nome di japa, e di solito avviene su di un mala, cioè un rosario in legno di sandalo formato da 108 grani.
OM è il bija mantra (formato da un solo monosillabo) più noto. Considerato il suono primordiale, forma fonica dell’Assoluto, è utilizzato sia come invocazione iniziale in moltissimi mantra, sia come mantra in sé. Le lettere che compongono il bija sono A, U ed M: nella recitazione A ed U si fondono in O, mentre la M terminale viene nasalizzata e prolungata fonicamente e visivamente. La recitazione dell’OM è molto comune, ed è considerata di grande valore e potenza.
Il Mahamantra (letteralmente “il grande mantra”), è composto da sedici parole:
hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare hare rama hare rama rama rama hare hare.
Il Mahamantra, secondo la Tradizione Bhaktivedantica, se praticato regolarmente, possiede la proprietà di “ripulire” la mente dai pensieri “tossici” e di illuminare le zone buie del nostro inconscio.
Può essere recitato sul mala (japa), cantato individualmente (kirtana) oppure cantato collettivamente (sankirtana).
Il Mahamantra, come tutti i mantra, non è strutturato come un discorso speculativo, con un inizio, uno svolgimento ed una conclusione; esso non spiega, poiché dà già per scontata la conoscenza dei contenuti cui si riferisce. E’ efficace di per sé, ma ancora più nella misura in cui chi lo invoca è profondamente consapevole di ciò che sta pronunciando e della motivazione per cui lo fa.
Ogni sillaba è densa di energia spirituale, e può trasformare l’energia psichica da disecologica ad ecologica.
Il libro è suddiviso in 4 sezioni: Presentazione, Le tecniche di Meditazione: teorie, studi e ricerche, il Mahamantra: storia, origni e pratica, Il sondaggio: analisi e risultati, Conclusioni.

C. Carloni, Tredici lettere di ringraziamento, 2002

Tredici motivi per essere grati alla vita, tredici meravigliosi compagni di avventura celebrati con affetto e allegria.

C. Carloni, Favole d’Azienda – Storie di lupi, di spauracchi e d’incantesimi, 2000

L’esperienza professionale in un’azienda che trasforma le persone in macchiette, il lavoro in una gara senza esclusione di colpi, la vita in una grottesca competizione tra furbi e fessi, lupi e agnelli, strategie e incantesimi.

C. Carloni, Il Manuale dell’uomo nevrotico, 2004

L’autrice, strizzando un occhio ai difettucci e alle manie dell’uomo moderno, enuncia i principi guida per vivere dignitosamente le proprie nevrosi, fornendo esempi e consigli “per difendersi dai maestri spirituali, dalla globalizzazione e dall’euro”.